
Il Sentiero delle Ombre
Non impiegò molto ad accorgersi di essere seguito. Lo aveva udito bene quel rumore. Neppure il gocciolio dell’acqua e il sibilare del vento erano riusciti a coprirlo. Ottavio De Giorgis, il falegname del paese, nel pallore di una luna velata dalle nubi individuò una sagoma scura all’altezza di una lapide, di cui nessuno ricordava neppure l’esistenza. Ogni volta che muoveva un passo, l’ombra faceva altrettanto. Percorreva di rado quel sentiero, se non quando era costretto a farlo per questioni di lavoro. Di quei luoghi, nelle serate invernali trascorse davanti al fuoco, gli anziani raccontavano di streghe, di sabba, di mostri che rapiscono i bambini cattivi. Ansimando, il falegname raggiunse un tronco e vi si aggrappò, in modo da non scivolare. Si voltò. Notò che l’ombra si era spostata. Si muoveva con agilità, come sapesse dove mettere i piedi. Ebbe l’impressione che avrebbe potuto raggiungerlo in pochi istanti, avesse inteso farlo. Eppure, quando si fermava l’ombra si fermava. Accennò a voltarsi per riprendere a salire. Poi ci ripensò. Si chinò e afferrò una pietra. «Cosa volete da me?». Questa volta l’ombra si mosse. «O vi decidete a rispondere o vi prenderete una pietra in fronte!».
«Ottavio, non dovresti andare in giro a quest’ora della notte». Una voce stridula, nel pronunciare quel nome, ma profonda nel resto della frase. Come se a parlare fossero state due persone diverse. Arretrò di un passo, incespicò in una radice e cadde seduto. Chinò il capo tra le ginocchia e portò le braccia sopra la testa. Per un lungo istante percepì solo i colpi del cuore picchiare nelle tempie. Quando trovò il coraggio di aprire gli occhi, lo sconosciuto era scomparso.

Il Momento di Volare
Febbraio 1964 (data presunta, località sconosciuta)
Devo distruggere queste lettere. Stanno lì. Mi guardano. Pretendono. Un fiume di inchiostro su pochi fogli di carta, usurati dalle correzioni. Parole pensate, sofferte, maledette.
Mi sono contro. Ognuna legata alla precedente e alla successiva in una cronologia spietata, in una complicità ossessiva. Sono diventate padrone di una storia, di un dramma, di una vita che fino a qualche mese fa apparteneva alle pieghe della mia mente, o forse non vi apparteneva affatto. Il nero di una frase, il bianco di una pagina vuota. Il tutto e il nulla.
Non riesco a sopportare ciò che ormai sento di tutti. Che ne sarebbe delle sensazioni, dei dubbi, dei sogni gettati su questi fogli in un attimo di tristezza o di euforia? Domani, tra un anno, quando di me non sarà rimasto neppure il ricordo.
Follia. Pensare di tradurre in parole il tremore di una vibrazione, il calore di un momento, qualcosa che mi ha sfiorata per un istante ed è morto un attimo dopo. Chi crederebbe a tutto questo? Chi riuscirebbe a cogliere tra le righe la mia disperazione?
Devo trovare la forza di farlo, ora che il mio viaggio volge al termine. Anche se questo volesse dire cancellare per sempre il ricordo delle persone che ho amato.

Holzomono
Anno 1563. In una remota vallata alpina del comprensorio ossolano, ai piedi di un ghiacciaio, alcune persone spariscono misteriosamente a distanza di tempo, senza lasciare traccia.
L’impossibilità di venire a capo del mistero e l’ancestrale paura del Sovrannaturale, a cui la sparizione viene imputata, porta la gente ad abbandonare il luogo, ove si sospettano presenze inquietanti.
Stante il pericolo che i branchi di lupi rappresentano per i trasferimenti in alta quota della milizia, il governo spagnolo di Filippo II, feudatario di quello che un tempo era il Ducato di Milano, titolo rimasto vacante per molti anni dopo il declino degli Sforza, promulga un editto per la caccia di tali animali, editto che obbliga di fatto tutti i capi famiglia a partecipare.
In pieno inverno, affondando nella neve fino alle ginocchia, all’insaputa di tutti, il capovillaggio, Tito Zenklusen e i suoi uomini, raggiungono segretamente il luogo ove in estate si erano verificate le sparizioni, facendo una scoperta sconcertante.
Tuttavia, un beffardo quanto drammatico destino si accanirà contro di lui, stendendo una coltre impenetrabile su quanto realmente accaduto, e consegnando il segreto all’oblio del tempo.
La drammatica verità, portata alla luce molti anni più tardi dalla figlia di Tito, nel frattempo diventata adulta, getterà il seme della rivolta contro la dominazione straniera.